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Credo credo

Sono qui raccolte pagine scritte per lo più in forma di lettere e inviate ad amici noti ed ignoti, in cui si è attuata per me in anni recenti una sorta di immaginosa ricerca di dio, affiorante forse da una vena di mitica sfrenatezza o da un persistere di medioevali esperienze, di quei tentativi di raggiungere un fondamento alla fede, quell'argomentare per credere o credere per capire che appare oggi desueto. La disposizione dei testi segue un approssimativo ordine temporale, anche se, indirizzati a persone diverse, si sovrappongono con ripetizioni di formule e temi, e con quella perentoria certezza dell'assoluto che, schivata dalle odierne filosofie, può sembrare più che medievaleggiante romantica, anche se incapace di rinunciare alla storia, tanto da suggerire a qualcuno l'osservazione che si tratterebbe di un gioco di ossessione e redentrice ironia: quindi un obbedire alle tradizioni dell'uomo. Queste lettere, infine, sono un ricorrere della domanda: perché non c'è dio? è possibile credere anche se dio non c'è? che, a un livello più astratto, può diventare: è possibile una fede assoluta, o una fede nell'assoluto?
L'ultimo testo racconta come io sia giunto a questi pensieri praticamente senza aver avuto rapporti con la cultura del tempo: il che, se è un difetto nei riguardi di ogni altro argomento, qui potrebbe sembrare giustificato, se il religioso, almeno nelle sue estreme - blasfeme o dogmatiche - proposizioni, è a buon diritto considerato un fatto della persona.
Uno studioso di teologia al quale sono state indirizzate alcune di queste lettere si è stupito che scrivessi costantemente il nome di dio con l'iniziale minuscola. Forse vi intravedeva una sfida o l'invito a una ultimativa dimostrazione, come se chi si oppone a un monarca si aspettasse la prova che egli è veramente tale. O un modo ingenuo - come potrebbe insinuare qualcuno - di "redimere la parola di cui si è abusato e che sembra divenuta un'imprecazione"? C'è qualcosa di strano in una maiuscola, che mi ricorda le infatuazioni della vecchia Cabala o la presunzione di quel Rabbi Loew di Praga che, conoscendo la potenza del nome, cioè la parola che nomina dio, volle, ripetendo l'atto creatore, ricavare dall'argilla una forma "più grande di quella di Adamo" e infonderle, col sussurrare il nome, la vita. Forse questo mi trattiene dallo scrivere Dio, per quel tanto di magia o potere che potrebbe alitarne, e il timore del leggendario Golem.
Agli amici noti ed ignoti M.C.  |
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