 |

Chi sei tu?

...per tre volte ho cercato di esprimere, in queste pagine, un solo pensiero, quale sembrava emergere dalle vene della mia esistenza e dai tentativi quasi sempre falliti di arrivare a un argomento ultimo e definitivo, a ciò che forse non si può presumere di trovare. E' comprensibile o addirittura banale che questo dovesse richiamare la parola dio? Certo, non il dio delle religioni, che sono religioni finite, forse neppure il dio della verità, ma l'oppositore della verità, l'ostacolo ultimo davanti alla luce dell'assoluto.
Credo che sia questo, in ogni caso, l'ultimo mio accostamento a quella parola, la conclusione della mia infanzia, mentre non credo di poter fare di più, se non dare un senso al passato, riesumare frammenti di una solitaria scrittura, bruciare le scorie di cui non so liberarmi quando cerco la frase, la frase...
Ma ho raggiunto quello che negli anni cercavo? Mai come ora la meta mi è sembrata vicina, anche se potrebbe sembrare un'infatuazione questo affanno dell'assoluto, e se alcuni diranno: una verità ben modesta questo tener dietro all'inaccessibile. E, certo, se essa non mi dà nessun guadagno sicuro, nessuna filosofica compiacenza e forse è soltanto un gioco, è tuttavia sufficiente a sostenere con me un universo, a farmi vivere in esso e anche morire.
Così ritorna la tormentosa domanda: come saprò andare incontro al mio ultimo istante? Aprendomi all'infinito, amando di più, cercando un'estrema risposta a un'estrema preghiera? Ma è possibile pregare un essere che non è? Oppure ogni ricerca è preghiera e l'inesistenza di dio è la sua vera presenza, se mi ha condotto a credere nonostante lui stesso, nonostante la sua insufficienza di fronte a ciò che io chiamo assoluto?
Forse è qualcosa di più di una questione di nomi, se la fede vive anche se si è dimenticata la parola dio.
M.C.  |
 |
|


|
 |
 |